Italiano
Gamereactor
recensioni
Project Zero: Maiden of Black Water

Project Zero: Maiden of Black Water

La longeva serie di Koei Tecmo sbarca su Wii U, nel bene e nel male.

Se c'è un ambito in cui i giapponesi sono davvero forti, è certamente il genere horror. Attingendo a piene mani dalla loro tradizione folkloristica - costituita da miti e leggende, molto spesso con risvolti particolarmente inquietanti e oscuri - gli autori di genere nipponici (che si tratti di cinema, fumetti, e ovviamente di videogiochi) hanno sempre avuto una vita abbastanza facile, dimostrandosi tuttavia molto abili nel confezionare storie davvero spaventose e di grande impatto. Per quanto riguarda l'ambito videoludico, sono tanti i nomi di autori e le serie che sono riusciti a costruirsi una massiccia schiera di fan devoti e assidui nel corso degli anni: si pensi a Shinji Mikami e ai primi episodi di Resident Evil (prima che la serie prendesse quella discutibile virata action, ovviamente...), alle terrificanti vicende narrate nei numerosi episodi di Silent Hill, e - non ultimo - al celebre franchise di Tecmo, Project Zero.

Quest'ultimo - a differenza della concorrenza, che ha preferito orientarsi maggiormente ad un mercato più occidentale, "occidentalizzando" le vicende e i personaggi - ha deciso di rimanere fedele al suo DNA, offrendo un interessante scorcio su esorcismi, rituali shintoisti e spaventosi fantasmi che tanto caratterizzano il folklore locale. Sebbene il suo carattere così profondamente legato alle sue origini, la serie Project Zero è riuscita tuttavia a ritagliarsi uno spazio interessante all'interno del panorama horror occidentale. In particolare, da quando nel 2012 Nintendo è divenuta co-proprietaria della proprietà intellettuale, il brand è diventato un'esclusiva riservata alle sue console e ha imparato a sfruttare in modo interessante le peculiarità insite nelle piattaforme della casa (Wii e 3DS), rendendo l'esperienza ancor più immersiva.

Il prossimo passo che la serie compirà - dopo quasi tre lustri di presenza sul mercato - sarà il 30 ottobre, quando Project Zero: Maiden of Black Water, il nuovo atteso episodio della serie, debutterà in esclusiva su Wii U. Sfruttando l'interessante dinamica del secondo schermo, che è tratto distintivo dell'ultima console di Nintendo, il nuovo Project Zero appare un titolo ancor più frenetico rispetto al passato, in cui finalmente il GamePad Wii U trova una sua dimensione e mostra le sue grandi potenzialità, anche se non è tutto oro quello che luccica. Ma scopriamo perché.

Project Zero: Maiden of Black Water

In Project Zero: Maiden of Black Water, seguiamo le vicende di tre personaggi, interessati, per motivi diversi, a scoprire la verità che si cela dietro alcuni misteriosi suicidi avvenuti in un bosco sul monte Hikami. Grazie al potere della Camera Obscura e alla capacità di percepire le ombre degli scomparsi attraverso l'uso di token, il giocatore - attraverso i tre personaggi - si trova ad esplorare diverse lugubri location (tra queste, un inquietante santuario con bambole di porcellana di dimensioni umane!) nel tentativo di risolvere l'inquietante enigma, uccidendo spiriti a colpi di scatti fotografici e svelando a poco a poco uno scabroso segreto che sembra avere le proprie origini nelle acque che scorrono e circondano tutta la montagna maledetta.

Come avrete certamente intuito, i presupposti che rendono il nuovo Project Zero un buon gioco horror - almeno da un punto di vista narrativo - non sembrano affatto mancare. Grazie ad un plot squisitamente spaventoso e ben confezionato, ma anche grazie a personaggi ben caratterizzati, ciascuno mosso da forti motivazioni personali, il nuovo lavoro di Koei Tecmo in collaborazione con Nintendo ci ha raggelato le vene al punto giusto, creando, con precisione quasi chirurgica, la giusta suspense nei momenti meno attesi e assolutamente imprevedibili. Ma una buona storia non basta a rendere un gioco divertente e appetibile per un pubblico di giocatori che, soprattutto negli ultimi tempi, risulta sempre più esigente. Ed è così che interviene un gameplay interessante e innovativo, che sfrutta appieno le potenzialità insite nel GamePad di Wii U, che qui si rivela la nostra unica e sola arma per sconfiggere gli spiriti maligni che infestano il monte Hikami.

Project Zero: Maiden of Black Water

Il secondo schermo della console, in realtà, svolge svariate funzioni: in primo luogo, come dicevamo, acquisisce le fattezze materiali della Camera Obscura - la speciale macchina fotografica, capace di individuare ed esorcizzare i fantasmi che infestano e attentano alla nostra vita nelle varie location che visiteremo. Il suo uso si rivela sin da subito facile ed intuitivo: puntando il dispositivo nella direzione indicata da un'icona di colore rosso sullo schermo, iniziamo la nostra ricerca dello spirito. Una volta individuato, con il tasto "ZL" blocchiamo l'obiettivo e individuiamo i punti esoterici dell'avversario.

Il trucco, prima di scattare con il tasto "ZR", è fare in modo che nell'inquadratura ci siano quanti più punti deboli/ simboli esoterici possibili, in modo da effettuare un attacco più potente e incisivo. Accanto agli scatti "standard", vi è anche il "Fatal Frame"(che dà il titolo alla serie in Nord-America), un attacco davvero letale che si fonda essenzialmente sull'attesa: si tratta di un attacco che necessita di pazienza e sangue freddo, in cui il giocatore deve attendere il più possibile l'avvicinarsi del fantasma alla lente della camera prima di scattare. Maggiore sarà il tempo di attesa prima dello scatto, maggiori saranno ovviamente i danni inflitti al nemico. Ad incidere, inoltre, sulla potenza dei danni è l'uso di particolari pellicole che hanno diverse caratteristiche.

Come tutte le armi, anche la Camera Obscura può essere modificata e potenziata: grazie al sistema di punteggio, accumulabile grazie all'individuazione di fantasmi innocui e, ovviamente, uccidendo i nostri nemici principali, possiamo infatti sbloccare lenti speciali, aumentare la velocità di caricamento della pellicola, e tanti altri potenziamenti che, soprattutto andando avanti nella storia, si rivelano fondamentali, visto anche l'accrescere del ritmo e del numero dei fantasmi.

Accanto alla sua funzione primaria, il GamePad svolge ovviamente la funzione di utile mappa, che può essere consultata in qualsiasi momento mentre ci muoviamo sullo schermo principale, ma anche di pratico inventario, a cui possiamo accedere in qualsiasi momento (tasto "Y" sul GamePad) per accedere alle cure e alle varie pozioni in grado di ripristinare la salute o rallentare/inibire per poco gli attacchi degli avversari.

Project Zero: Maiden of Black Water

Finora, l'analisi che emerge di Project Zero: Maiden of Black Water sembra quella di un gioco che ha tutte le carte in tavola per puntare all'eccellenza. Peccato che, in realtà, ci siano molti aspetti che incidono negativamente sull'esperienza. In primo luogo, la scelta infelice di non attuare alcun tipo di localizzazione in lingua italiana, né per ciò che riguarda il doppiaggio né per ciò che riguarda i sottotitoli (le lingue selezionabili sono inglese, tedesco e francese). Essendo il plot molto complesso, ricco di personaggi e di vicende che si intrecciano tra loro, riuscire a tenere il filo del discorso, talvolta, risulta un po' difficile, anche in vista del fatto che spesso troveremo in giro carte e dettagli che svelano ulteriori particolari inquietanti dietro i misteri dei suicidi sul monte Hikami.

Accanto alla questione doppiaggio, che potrebbe benissimo rappresentare un aspetto di poco conto, vi è senza dubbio un reparto tecnico e una varietà nel gameplay piuttosto discutibile. Nel primo caso, ci siamo trovati di fronte ad un gioco graficamente un po' grezzo, che quasi mai brilla da un punto di vista visivo ma anzi, vanta una definizione un po' blanda. In realtà, un'analoga pigrizia l'abbiamo rintracciata un po' dappertutto all'interno del gioco: la scelta di ritornare sempre negli stessi scenari, affrontare i boss di fine capitolo sempre nello stesso modo, ripercorrere gli stessi passi più e più volte, alla lunga crea un senso di dejà-vù e di "già visto" davvero soffocante. Un aspetto, quest'ultimo, che tende a sbiadire il senso di oppressione e di terrore che la storia porta con sé, che potrebbe alla lunga annoiare il giocatore. Per quanto la meccanica sottesa al gioco, per cui ci viene dato un voto alla conclusione a ciascun livello (sulla base dei punteggi e delle kill effettuati all'interno della nostra partita), dovrebbe in qualche modo spingere il giocatore a riprendere in mano il titolo una volta concluso, viene appannata dal senso di noia che alberga la struttura di ciascun livello, sempre uguali a se stessi e senza alcuna innovazione.

Project Zero: Maiden of Black Water

Alla luce di quanto detto, l'esperimento di Project Zero: Maiden of Black Water può dirsi parzialmente riuscito. Seppur forte di un plot intrigante e di una meccanica (quella del GamePad) innovativa e divertente, il nuovo titolo horror di Koei Tecmo non riesce a raggiungere mai vette interessanti, soffocato da una ripetitività a più riprese, che non permette di gustarsi appieno l'esperienza, proprio come avremmo voluto e come forse il gioco avrebbe meritato. Speriamo che il prossimo passo dello studio sia quello di lavorare meglio su questi aspetti e offrire un prodotto che possa, in via definitiva, coinvolgere pienamente il giocatore, sotto tutti i punti di vista.

07 Gamereactor Italia
7 / 10
+
Storia intrigante e inquietante; Personaggi ben caratterizzati; Interessante e funzionale l'uso del GamePad.
-
Assenza completa di localizzazione in italiano; Un po' di pigrizia sotto molti punti di vista, a partire da quello tecnico e grafico; Struttura un po' ripetitiva.
overall score
Questo è il voto del nostro network. E il tuo qual è? Il voto del network è la media dei voti di tutti i Paesi

Testi correlati



Caricamento del prossimo contenuto


Cookie

Gamereactor utilizza i cookie per garantire agli utenti la migliore esperienza di navigazione sul nostro sito web. Se continui, presumiamo che tu sia soddisfatto della nostra politica sui cookie.